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mercoledì 15 febbraio 2017

Libri da Oscar: I romanzi che hanno ispirato alcuni dei film candidati agli Oscar

L'ottantanovesima edizione della cerimonia degli Oscar si terrà il prossimo 26 febbraio e per la rubrica Libri da Oscar scopriamo insieme quali sono i romanzi che hanno ispirato alcuni dei film candidati:

Titolo: Il diritto di contare  
Autore: Margot Lee Shetterly
Editore: HarperCollins Italia
Pagine: 381

Se John Glenn ha orbitato intorno alla terra e Neil Armstrong è stato il primo uomo a camminare sulla luna, parte del merito va anche alle scienziate della Nasa che negli anni Quaranta elaborarono i calcoli matematici che avrebbero permesso a razzi ed astronauti di partire alla conquista dello spazio.

Tra loro c'era anche un gruppo di donne afroamericane di eccezionale talento, originariamente relegate ad insegnare matematica nelle scuole pubbliche "per neri" nel Sud degli Stati Uniti.

Chiamate in servizio a causa della carenza di personale maschile impegnato nella Seconda Guerra Mondiale, queste donne diedero il loro determinante contributo alla conquista dello spazio, in un contesto storico in cui le leggi sulla segregazione razziale imponevano loro severe limitazioni.


Titolo: Lion - La strada verso casa
Autore:  Saroo Brierley
Editore: Rizzoli
Pagine: 221

Immagina di avere cinque anni, di vivere in India, di conoscere a malapena il tuo nome e di non aver mai oltrepassato i confini del piccolo villaggio in cui vivi. Immagina di salire per sbaglio su un treno e che all'improvviso le porte si chiudano. Immagina di viaggiare per un tempo che sembra infinito e, alla fine del viaggio, di ritrovarti catapultato nella più povera, caotica e pericolosa metropoli del mondo: Calcutta.

Questa è la vera storia di Saroo, resa ancora più straordinaria da ciò che accadde venticinque anni più tardi, quando, cresciuto in Australia da una famiglia adottiva, decide di provare a rintracciare sua madre e i suoi fratelli.

Nonostante non ricordi il nome del villaggio, con pazienza e determinazione infinite, trascorre il suo tempo ad esaminare attraverso Google Earth ogni linea ferroviaria indiana, fino a trovare un luogo familiare.
Ma per scoprire se quell'immagine sfocata è veramente casa sua c'è un solo modo. Andarci di persona.


Titolo: Florence 
Autore: Nicholas Martin e Jasper Rees
Editore: Piemme
Pagine: 276

Il 24 ottobre 1944, mentre gli eserciti giapponese e americano si fronteggiano sul Pacifico, Florence Foster Jenkins a New York sale sul palco della Carnegie Hall. Davanti a tremila persone, e altre migliaia lasciate fuori per esaurimento biglietti, Florence affronta un programma ambizioso, che comprende brani dell'arduo Rachmaninoff.

Il dettaglio non trascurabile è che Florence è completamente stonata. Il pubblico ride così forte da coprire la sua voce. Ma come ci è arrivata lì?

Ricca ereditiera con la passione del bel canto, Florence è anche una donna coraggiosa e generosa, che dietro la sua aria svagata nasconde un carattere indipendente e determinato.
Non si è mai lasciata smontare dalla critiche né dalla realtà; ha realizzato il suo sogno.


Non nego che di questi tre romanzi, soltanto due stuzzicano la mia curiosità e probabilmente saranno i prossimi acquisti nonché post di questa rubrica.

E voi cosa ne pensate?





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mercoledì 11 gennaio 2017

Libri da Oscar: "Le Dodici Domande" di Vikas Swarup - E' la tua riposta definitiva? La accendiamo?

"E' la tua risposta definitiva? La accendiamo?"

Quante volte ho sentito queste parole! 
La voce calda, rassicurante e il sorriso sornione erano quelli di Gerry Scotti, che tutte le sere per molti anni mi ha tenuto compagnia, mentre preparavo la cena, con la versione italiana di un gioco a premi famosissimo nel mondo.
E tra un trito di cipolla ed un taglio di verdure, provavo anch'io a rispondere insieme al concorrente, formulavo le mie ipotesi, giocavo e mi divertivo a vedere fin dove riuscivo a spingermi.

Il gioco era semplice ed accessibile a tutti: bastava un po' di cultura generale e, certo, una buona dose di fortuna: quella che serviva a farti uscire le domande giuste.

Il protagonista de "Le dodici domande", Ram Mohammad Thomas, è un giovane cameriere di soli diciotto anni che la giusta dose di fortuna ce l'ha: risponde senza esitazioni e quasi senza aiuto alle dodici domande di "VVUM", la versione indiana di "Chi vuol essere milionario", vincendo così un miliardo di rupie. 

Gli organizzatori del programma non riescono a capire come quel ragazzo abbia potuto rispondere a domande tanto specifiche, ma sborsare una cifra di quella entità non rientra certo nelle loro intenzioni. 

Così trovano la loro personalissima soluzione al problema: fanno arrestare Ram con l'accusa di aver barato. E siccome siamo in India, il sistema giusto utilizzato dalla Polizia per estorcere una confessione sembra essere solo uno: quello della tortura. 

Ram cerca di resistere ma sa che alla fine firmerà la confessione; magari dopo altre dieci o quindici frustate. O altre cinque o sei elettroshock.Ma firmerà. 
Proprio quando sta per cedere però, arriva il miracolo: Smita, una giovane donna, irrompe nel commissariato presentandosi come l'avvocato di Ram. Con un discorso semplice quanto efficace, ottiene l'immediata scarcerazione del suo cliente. 

Lo conduce a casa sua e dopo avergli prestato le prime cure, lo esorta a raccontarle come sono andate veramente le cose durante la diretta. Inserisce la registrazione della puntata nel lettore dvd e chiede a Ram di dirle tutta la verità.

Da quel momento in poi le dodici domande del quiz diventeranno il pretesto dell'autore per raccontare la storia di Ram, della sua vita sfortunata di orfano cresciuto senza famiglia e senza istruzione, dell'indigenza nelle baraccopoli ai margini di Mumbai e della violenza subita. 

Ogni aneddoto raccontato però, cela sempre un dettaglio, un particolare visto o sentito, un'informazione che, per quanto insignificante possa sembrare all'interno del racconto stesso, diventa ai fini del gioco un passo verso la vittoria ed il riscatto sociale. 

Questo romanzo ha ispirato il film pluri premiato con l'Oscar "The Millionaire" ed è stato un vero piacere per me leggerlo per la rubrica "Libri da Oscar". 
La trama è estremamente coinvolgente ed i capitoli, intitolati con il numero corrispondente alla cifra in palio per la domanda a cui si riferiscono, sono uno stimolo continuo a proseguire nella lettura. 

La vita di Ram è fondamentalmente triste e sfortunata e malgrado la bella storia di amicizia e di lealtà nei confronti del suo migliore amico Salim, rimane una narrazione di povertà; non paragonabile alle storie di miseria e di totale degrado descritte ne "La città della gioia" di Dominique Lapierre, che sono, se possibile, ancora più agghiaccianti, ma comunque sufficientemente miserabili da avermi fatto ringraziare il buon Dio di avermi fatto nascere dalla parte giusta del mondo. 

Un bel libro con un bel finale.

Buona Lettura!

{Le Dodici Domande, Vikas Swarup, Editore Guanda, Pagine 271}

  
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sabato 10 dicembre 2016

Libri da Oscar: "Stanza, letto, armadio, specchio" di Emma Donoghue - La vita in undici metri quadrati

La scelta del libro da leggere per la rubrica dei "Libri da Oscar" questo mese è ricaduta su un romanzo intenso e profondamente commovente: si tratta di "Stanza, letto, armadio, specchio" di Emma Donoghue, portato sullo schermo nel 2015 con il titolo "Room". 
Il massimo riconoscimento cinematografico è andato all'attrice Brie Larson come miglior attrice protagonista proprio nell'edizione degli Oscar di quest'anno. 

Il libro è liberamente ispirato ad un fatto di cronaca nera realmente accaduto in Austria e noto come Il caso Fritzl; un caso tragico di prigionia di una figlia tenuta segregata dal padre in un bunker per ventiquattro lunghissimi anni, durante i quali ha subito violenze e abusi sessuali e da cui sono nati sette figli.

Nel romanzo in questione, vittima e carnefice non sono legati da un rapporto di parentela; lui è un uomo di mezza età che rapisce una bella ragazza ventenne per farne la sua schiava. La tiene segregata in un capanno di undici metri quadrati del suo giardino, protetto da una rete metallica ed una porta a combinazione, insonorizzato da pareti e pavimento di sughero e con un piccolo lucernario non visibile dall'esterno. 
In queste condizioni vivono per sette lunghi anni due persone: la ragazza e il suo bambino di cinque anni, nato dagli abusi subiti.

Il bambino si chiama Jack, la ragazza semplicemente Mà. Nessun nome, solo Mà. 

Sì, perché la scelta stilistica dell'autrice è stata quella di dare voce a Jack che è il vero narratore della storia. Attraverso i suoi occhi di bambino viene descritta la vita di chi ha visto soltanto Stanza, Letto, Armadio, Lucernario, Coniglio Antenna, Tv, tutti oggetti inanimati che lui tratta come se fossero i suoi amici, che saluta la sera prima di andare a dormire e con cui interagisce ogni giorno della sua vita. Per Jack non esiste altra realtà che quella intorno a lui, che spesso si confonde con la sua fantasia di bambino; quella che viene raccontata dalla Tv non è vera e non esiste davvero.

E' un bambino felice Jack. La sua Mà gli ha costruito intorno un mondo su misura, dove non esistono brutture: persino Old Nick, il bruto che pressoché ogni sera arriva e fa cigolare il letto di Mà, esiste solo di nome perchè Mà chiude Jack dentro Armadio e lo tiene nascosto alla vista di lui.
"Gli uomini non sono veri, tranne Old Nick, anche se non sono proprio sicuro che lui è vero verissimo. Forse è vero solo a metà? E' lui che ci porta le cose da mangiare e il Premio della Domenica e fa scomparire Spazzatura, ma non è un umano come noi. Arriva solo di notte, come i pipistrelli." 
Ma se per Jack questo rapporto simbiotico rappresenta l'intero universo, per Mà rappresenta l'inferno da cui è indispensabile fuggire. E così, con un geniale quanto disperato stratagemma, riesce ad ingannare Old Nick e ad organizzare la fuga che straordinariamente riesce.

Ma è proprio quando si trova nel mondo del "Fuori", nel "Cosmo" che per Jack iniziano i problemi: il fuori è tutto scompaginato e privo delle regole che hanno segnato la sua vita fino a quel momento e a Jack, che si è sempre visto come una estensione del corpo di Mà, non resta che toccare e succhiare il dente marcio di Mà, quello che si è staccato dalla sua bocca malata e che lui ha portato con sé durante la fuga e sperare di poter tornare alla Stanza e riprendere la sua vita. 

"Quello che volevo dire veramente è che forse sono un umano, ma sono anche un me-con-Mà. Non conosco una parola per noi due. Forse siamo gli Abitanti della Stanza."

Il processo di reiserimento sociale sarà lungo per entrambi, per motivi diversi. Ma tutto può finalmente ricominciare. 

Stanza, Letto, Armadio, Specchio è un romanzo struggente, capace di creare un potente legame con i personaggi e di creare quella condizione tale per cui chi legge si mette nei panni dell'altro e comprende in modo immediato i suoi pensieri ed i suoi stati d'animo. E malgrado le tematiche trattate, i pensieri e le emozioni sono state, per quanto mi riguarda, perlopiù positive e cariche di speranza. L'orrore, quello no, non traspare così fortemente come si potrebbe immaginare. 

L'opera è davvero da non perdere, ma ora mi incuriosisce anche il film.

Buona Lettura!

{Stanza, Letto, Armadio, Specchio, Emma Donoghue, Mondadori, Pagine 339}





  






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venerdì 11 novembre 2016

Libri da Oscar: "The Help" di Kathryn Stockett

Per la rubrica Libri da Oscar vorrei parlarvi questo mese di un libro intenso e commovente che ho letto tutto d'un fiato: The Help di Kathryn Stockett.

Da questo romanzo è stato tratto l'omonimo film nel 2011; la pellicola ha un cast prevalentemente femminile data la natura dell'argomento trattato. I ruoli maschili , che comunque non mancano, sono marginali e di minimo rilievo.

La protagonista principale è Emma Stone che veste i panni di Miss Skeeter, ma ad ottenere l'ambita statuetta come Migliore attrice non protagonista è stata Octavia Spencer, che interpreta il ruolo di Minny.

Pur essendo un film molto bello, il libro è un'altra cosa.

Innanzitutto è un libro istruttivo, perchè dalla prima all'ultima pagina offre uno spaccato storico lucido e preciso: ambientato a Jackson, Mississipi, nei primi anni '60 viene delineata magistralmente la condizione delle donne nere negli anni della segregazione razziale. Nello specifico, il libro tratta il tema dell'umiliazione e dei trattamenti discriminatori delle domestiche afroamericane a servizio nelle famiglie bianchi benestanti.

Inoltre, alcuni degli episodi narrati nel libro sono realmente accaduti (il libro fa riferimento al famoso discorso di Martin Luther King "I have a dream" e l'omicidio di Medgar Evers) e fanno da sfondo alla storia.

Ma la parte migliore del libro è la sorprendente dicotomia che emerge tra affetto e disprezzo: quelle stesse persone che sono costrette ad utilizzare stoviglie e posate personali, consumare i pasti lontano dal tavolo dove pranza la famiglia bianca, fare uso di un bagno personale per non trasmettere malattie tipiche dei neri, vengono però ritenute perfette per accudire, crescere ed educare i figli bianchi, tanto da essere ritenute dagli stessi, nella maggior parte dei casi, più madri delle madri vere.

E quelle stesse persone che lottano per ottenere per i diritti civili sono poi le stesse che pretendono l'osservanza dei confini tra bianchi e neri nel remoto caso in cui un bianco si appresti a trattarle da pari.

Questa profonda contraddizione nei termini mi ha fortemente irritata.

Ma veniamo alla trama che racconterò nei minimi termini per non svelare troppo: la protagonista principale è Miss Skeeter, giovane ragazza che antepone la sua carriera giornalistica al classico progetto matrimoniale e questa caratteristica la contraddistingue da tutte le sue amiche coetanee, concentrate perlopiù sulla famiglia, propositi benefici e partite di bridge.

Ottiene l'incarico di curare una rubrica di economia domestica sul giornale locale di Jackson, ma non avendo alcuna esperienza in tale settore chiede aiuto alla domestica che presta lavoro presso la sua amica Elisabeth.

Aibileen, questo il nome della domestica, offre molto rispettosamente il suo aiuto a Skeeter e per un po' si ritrovano a parlare unicamente di come smacchiare una tovaglia o togliere la cera dagli abiti, ma la natura dei loro incontri cambia molto presto quando Miss Skeeter intravvede la possibilità di dar voce alle domestiche di colore per raccontare le condizioni di vita dal loro punto di vista.

Skeeter vuole pubblicare un libro, cavalcando così il tema dei diritti civili che tanto imperversa in quel momento. Pur spaventata e reticente,  Aibileen accetta di aiutare Skeeter, con la quale instaura pian piano un rapporto solido di amicizia e di rispetto e convince la sua migliore amica Minny a fare altrettanto.

Ma la testimonianza di due sole domestiche non è sufficiente allo scopo e sembra che tutte le altre siano troppo terrorizzate dalle conseguenze, per raccontare le loro storie. Tuttavia un evento straordinario convincerà molte di loro a supportare il lavoro di Skeeter ed Aibileen ed il libro prende vita.



Anche se scritto in forma anonima e modificato nei nomi dei personaggi e della località è pur sempre la fotografia di Jackson e quando viene pubblicato tutti ci si riconoscono e le conseguenze saranno inevitabili.

Questa a grandi linee è la storia che è strutturata attorno personaggi di grande carattere come Miss Hilly snob e razzista, Minny impulsiva e incapace di tenere a freno la bocca, Mrs Phelan la madre di Skeeter ed altri ancora.

Andrebbe detto molto di più ma non voglio farlo perchè questo è un piccolo capolavoro che va assaporato e scoperto pagina dopo pagina e di cui consiglio vivamente la lettura a tutti.

Buona Lettura!

{The Help, Kathryn Stockett, Mondadori, Pagine 524}
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martedì 11 ottobre 2016

Libri da Oscar: "Il lato positivo. Silver linings playbook" di Quick Matthew

Con un giorno di ritardo sulla tabella di marcia purtroppo, ma vorrei parlarvi della rubrica Libri da Oscar.

Per questo mese ho scelto di leggere "Il lato positivo" di Quick Matthew, romanzo da cui è stato tratto il film omonimo con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence, vincitrice quest'ultima dell'oscar appunto, nella categoria Migliore Attrice Protagonista.

Pat Peoples è un uomo poco più che trentenne, a cui la mente è andata in corto circuito. Irascibile e violento viene rinchiuso per un tempo imprecisato in quel che viene definito nel romanzo "il postaccio" a causa di un disturbo bipolare, senza che egli abbia né coscienza, né ricordo del tempo trascorso.

Quando esce dalla clinica, grazie all'intervento della madre che si assume la responsabilità di un soggetto ancora fragile e a rischio, è un uomo consapevole degli errori che ha commesso. Pat ha perso tutto: il lavoro, la casa, la credibilità ed i suoi legami di amicizia.

Ma soprattutto ha perso Nikki ed è per lei e da lei che Pat vuole ricominciare.

Malgrado l'evidenza dell'impossibilità della cosa, Pat ce la mette tutta. Non gli importa del divieto imposto dal tribunale ad avvicinarsi alla sua ex moglie, nè si cura dei consigli che tutti si preoccupano di dargli. Pat va dritto per la sua strada, fedele al pensiero che la terapia nel "postaccio" gli ha insegnato:
"Sai cosa farò? Prenderò tutta questa negatività e la userò come carburante per trovare il lato positivo! E' questo che farò! Non è una stronzata...Ci vuole impegno"
Così lavora alacremente su se stesso per cercare di migliorarsi e per riuscire a diventare come Nikki lo vorrebbe: più colto, leggendo i romanzi classici che la moglie gli ha sempre consigliato e più in forma massacrandosi di addominali e corsa, indossando un sacco della spazzatura per bruciare più grassi.

La via per arrivare a Nikki gli viene offerta dal destino che gli fa incontrare Tiffany, una ragazza bella e con capelli lunghi e neri che, malgrado la giovane età, è già vedova.
Instabile e a sua volta un po' squinternata, Tiffany accoglie la richiesta di Pat - consegnare una lettera alla sua cara Nikki - in cambio della promessa di lui di partecipare ad una gara di ballo.

A far da sfondo a questo rapporto, folle e dissennato come le personalità dei due personaggi, c'è la tensione tra Pat ed il padre, tifoso dei Philadelphia Eagles e scommettitore accanito, che riserva al figlio un atteggiamento freddo e distaccato.

Assecondando i desideri di Pat anche attraverso menzogne ed inganni, Tiffany riuscirà a fargli fare chiarezza nei suoi sentimenti regalando al lettore il lieto fine.

Ho acquistato questo libro soltanto dopo aver visto il film che ho adorato. Ciò nonostante il libro è ancora meglio. La lettura è scorrevolissima, il linguaggio è semplice e diretto e la follia di Pat che agli occhi del lettore è tenero e profondamente innamorato, sembra non essere poi così evidente. 

Il messaggio di positività che trasmette è potente e per una persona che ha l'abitudine di vedere il bicchiere sempre mezzo vuoto come sono io, è stata l'aspetto più apprezzabile di tutto il libro. 

La frase migliore del libro?
"Credo che a volte ci impantaniamo in questo stato di negatività ed è un veleno come niente altro"
Lo consiglio vivamente. 

Buona Lettura!

{Il lato positivo. Silver linings playbook, Quick Matthew, Editore Salani, 290 pagine}

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